
Della non musica e della nostalgia …della musica!
Maggio 11, 2008
Ieri sera sono andata a cena da mio fratello (Tato per chi non lo conoscesse). Erano stati invitati tra gli altri Magda, Alessio, ed il mio caro amico - nonché ex storico - Jean Paul. Alla fine del pasto luculliano (comprensivo dei soufflè alla nutella!) tra vari discorsi, caffè ed ammazza caffè, l’attenzione mia, di Alessio e Jean Paul è stata attratta da un tema, ahimè, scottante: la musica.
Dopo aver constatato che ognuno di noi alle spalle aveva un passato intrecciato su più fronti con sale prova, strumenti e quant’altro, spezzoni di canzoni hanno cominciato a rimbalzare da una parte all’altra del tavolo, accompagnate da tragici sforzi di memoria per recuperare nomi di gruppi persi ormai nella notte dei tempi e di titoli di canzoni che hanno marchiato a fuoco quel periodo che tanti definiscono come il più spensierato ma che io continuo a chiamare “periodo contro”: l’adolescenza.
Il tono della conversazione per quanto appassionato potesse essere aveva come sottofondo una costante nota di bordone (tanto per rimanere in tema), la nota della malinconia.
Perchè?
Perché determinate cose sembrano sottolineare con serena crudezza che il tempo passa senza guardare in faccia nessuno? O perché in quel tempo passato si riconosce una parte di sé che nel presente non trova più modo di esprimersi e quindi di manifestarsi? La seconda che ho detto!
Quando mi trovo a parlare di musica insieme a persone che come me l’hanno vissuta sulla propria pelle non solo come una passione ma anche come un sogno, mi accorgo che si giunge sempre alla stessa conclusione: è tutto cambiato.
Il “sistema musica” è cambiato, cambiato è il modo di ascoltarla, così come cambiato è il modo di farla e di sentirla. Prima i livelli di lettura di un brano erano molteplici. La prima cosa che attirava l’attenzione era chiaramente la melodia, ma attorno a questa gravitavano altri mondi, il testo, la costruzione armonica, gli incastri ritmici, le parti strumentali. Tutto questo faceva dell’ascolto una continua scoperta in evoluzione, un viaggio durante il quale ci si perdeva, riuscendo ad entrare in una sorta di comunione con il gruppo o l’artista che aveva composto il brano.
Ora posso dire con certezza che questo non accade più, o se non altro che poche sono le persone che riescono a vivere l’esperienza dell’ascolto come la si viveva prima…
I vari livelli di cui parlavo sopra si sono condensati in un unico strato sonoro che altro non cerca che un impatto immediato, forte che ben poco lascia alla scoperta di qualcosa di diverso. Appiattimento, omologazione, semplificazione del linguaggio musicale portato all’ennesima potenza …gruppi che appaiono e scompaiono nel giro di una stagione, personalità prive di talento e carisma costruite a tavolino, brani svuotati di ogni contenuto, musica non suonata… musica non musica. Tutto questo porta le persone come me a rimanere ancorate ad un passato musicale che sembra talmente distante e diverso dall’attuale da non riuscire a riconoscere in questo neanche le tracce sfumate di quelle emozioni, di quei sentimenti di quei singulti che si avevano quando, tornati a casa, ci si fiondava ad accendere lo stereo e, testi alla mano, si cercava di penetrare il senso di ciò che si stava ascoltando…
Magari questa è solo una fase, un momento di non ritorno in cui toccato il fondo si comincerà a risalire. I musicisti allora non saranno più mercenari assoldati per combattere la battaglia della classifica, nascosti all’ombra della star del giorno, ma torneranno ad essere persone in grado di far risuonare con i loro strumenti e le loro voci quelle corde che, ora ancorate con forza al passato, si scioglieranno per riscoprire un nuovo modo di vibrare.
Io intanto continuo a cercare i segni che mi facciano intendere che forse,bma forse, non è tutto finito…
Nel blog di Lalla28. Il mio blog, dove raccontare il bello e parlare di tutto ciò che vale la pena di essere raccontato.
Ma tu cosa ascolti ora? Guarda che ce n’è, basta scavare un po’ a fondo. Ne riparliamo eh?
Prova a farti prestare i 33 giri di Nilla Pizzi da Tatone!
@wounq
quando vuoi!!!
@Sir Drake
ma rimaniamo sempre ancorati al passato vedi!
Anche se ci fosse buona musica non vedo proprio come potrebbe uscire visto che le case discografiche non investirebbero più neanche su Elvis se fosse ancora vivo.Amarezza e appallozzincazzatura!
Uh, la questione è complessa e peraltro è una delle mie passioni. Cerco di non essere chilometrico, sapendo che non ce la farò.
E’ ovvio che il sistema-musica è cambiato. C’è sempre più televisione, sempre più marketing e molto meno talento nella musica mainstream che le case discografiche propongono.
Lo dico conoscendo dal di dentro le label discografiche: sono sempre meno agenzie di talent-scouting e sempre più uffici di marketing puro. Non è necessariamente un male, perché si stanno estinguendo: le case discografiche nel 2008 hanno meno senso della Sinistra Arcobaleno, ecco. E ne condividono le sorti, lentamente.
Quindi ecco che Britney Spears o Madonna, che hanno zero talento, fanno dischi iper-promossi, con produttori di lusso e fior di gruppi meritevoli vengono mollati dalla discografia mainstream.
E’ palese che il gap tra musica “commerciale” e musica con valore artistico si amplia sempre di più. Una volta gente come Mina o Battisti (o il grande Endrigo), per fare un esempio italiano, era di confine: grande successo di pubblico (di tutto il pubblico) e valore artistico altissimo, indiscutibile.
Ora le figure di contatto tra musica “alta” e musica “che vende” sono sempre meno. E principalmente si tratta di dischi di gente bella a vedersi ma incapace (Justin Timberlake, Madonna, ecc.) a cui hanno affiancato grandi produttori tipo Timbaland, Mark Ronson, William Orbit, ecc.
Lo scenario è tremendo, visto che vediamo la discografia in crisi che si riduce a pagare sempre più le stelle mainstream e a tagliare il talent-scouting o dirigerlo sulle boy-band o su cose alla Amici di Maria De Filippi.
Però (sì, perché ad un certo punto c’è un però). Però questo non vuol dire che improvvisamente il talento musicale, che è una dote dell’uomo, sia sparito dalla faccia della terra. E sicuramente lì fuori ci sono mille Hendrix e altri mille Mozart, senza contratto discografico.
Anni fa sarebbe stato un problema. Se non pubblicavi un disco non esistevi, non suonavi, non ti ascoltava nessuno.
Ora con la Rete è tutto diverso. Magari nessuno ne farà un mestiere, ma i modi per esprimere il proprio talento ci sono. E sono modi di massa, con grandi potenzialità.
Cioè, non hai un disco? Chi se ne frega: regala la tua musica, fatti un myspace, apri un blog, ecc.
Le antenne più sensibili del giornalismo musicale lo hanno capito e non è un caso che il Guardian dedichi una rubrica periodica all’ascolto dei gruppi esordienti/nuovi/sconosciuti su MySpace (con tanto di recensioni, promozione, ecc.) e si perda l’ultima bizzarria inutile della star mainstream di turno.
E pure noi “musicalmente sensibili”, che sentiamo ancora forte quella strana sensazione dell’adolescenza per cui la musica è contemporaneamente malinconica e consolatoria ed è parte della nostra presa di coscienza estetica ed esistenziale come individui autonomi, dovremmo avere lo slancio di andare al di là dei soliti canali di ascolto musicale e osare, osare, osare.
Poi, ovvio, dal passato possono arrivare ancora cose meravigliose (e infatti dedico l’80% delle mie energie musicali al cercare vecchi dischi in vinile, mp3 di artisti minori del passato, ecc.), ma se ci applichiamo un po’ non fatichiamo a trovare cose ottime, fatte nel 2008 da gruppi del 2008.
Azzardo un parallelo politico: non è possibile che un manipolo di discografici gretti e infami cancelli la necessità umana di fare e ascoltare bella musica. Così come non è possibile che un paese infame e la sconfitta elettorale dei partiti di sinistra cancellino la necessità umana di giustizia.