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La pioggia …per ora.

maggio 19, 2008

Dopo  una giornata come questa, trascorsa con la mente incastrata in mille cose, costretta al pratico per non farla correre verso quei posti dove è meglio non farla arrivare, dopo questa giornata, ora, piove.

Tanto è stato grande lo sforzo per non piegarsi ai pensieri, per tenere al riparo il cuore  lontano dall’anima, perché quella si sa, quando è colpita parla troppo ed ora, questo continuo rincorrersi di gocce, questo fruscio creato da mille suoni  sembra risucchiarsi tutte le forze, annulla la volontà e si prende tutto ciò che vuole.

Prima tra tutti si prende la calma, la veste di grigio e la riconsegna assenza, poi passa ai ricordi. Li sfila tutti, uno ad uno, sceglie quelli più pieni , quelli a colori, quelli intrisi di odori e suoni li fa passare dietro le spalle per poi  mostrarli alla luce del lampo, nitidi, realistici … e gli occhi non possono difendersi.

La loro bellezza … enorme, sembra l’unica cosa al mondo ad avere un senso, un senso che ora è sfuggito, non ha più parole.

Mi ero promessa di parlare di cose belle … forse ho chiesto troppo a me stessa. Ogni momento va rispettato per quello che è in quanto atomo essenziale di una vita che ci è stata donata. La pioggia ora posso raccontarla così, filtrata attraverso questo stato d’animo ma so anche che la pioggia è tanto altro, lo so, non l’ho dimenticato. Arriverà il giorno in cui tradurrò il temporale con altre parole, ma per ora, solo per ora, concedetemi di usare queste.

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Crepuscolo

maggio 18, 2008

La sera, dopo cena ….perchè la sera dopo cena si presenta sempre vestita di una languidezza molle intrecciata di malinconia?

Sarà questo periodo che sicuramente potrei definire come il più difficile della mia vita  a contribuire a che questo strano appuntamento si ripeta quotidianamente, inevitabilmente?…no, no è solo questo.

Da sempre e come sempre non riesco a fare in modo che questa sensazione non mi assalga, puntuale, fedele, mi insegue da quando ero piccola. A volte mi ritrovo nella mia stanza ed è come se mi ci avessero catapultato in quel momento stesso  da chissà quale luogo lontano, un luogo diverso, un luogo migliore che si realizza nella sua assenza sottoforma di inadeguatezza a vivere la nuova ed imposta realtà in cui mi trovo a stare. Incapace di interpretare le coordinate mi guardo intorno in cerca di qualcosa di familiare, di mio, ma i libri, i cd, i mobili,  persino le foto, mi appaiono come contorni privi di un contenuto riconoscibile.

Passano una, due ore e poi mi risveglio. l’ipnosi si dissolve e allora nella mente ricominciano a vivere i progetti ,gli scopi, gli obiettivi …ricomincio ad esistere io.

 

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Della non musica e della nostalgia …della musica!

maggio 11, 2008

Ieri sera sono andata a cena da mio fratello (Tato per chi non lo conoscesse). Erano stati invitati tra gli altri Magda, Alessio, ed il mio caro amico – nonché ex storico – Jean Paul. Alla fine del pasto luculliano (comprensivo dei soufflè alla nutella!) tra vari discorsi, caffè ed ammazza caffè, l’attenzione mia, di Alessio e Jean Paul è stata attratta da un tema, ahimè, scottante: la musica.

Dopo aver constatato che ognuno di noi alle spalle aveva un passato intrecciato su più fronti con sale prova, strumenti e quant’altro, spezzoni di canzoni hanno cominciato a rimbalzare da una parte all’altra del tavolo, accompagnate da tragici sforzi di memoria per recuperare nomi di gruppi persi ormai nella notte dei tempi e di titoli di canzoni che hanno marchiato a fuoco quel periodo che tanti definiscono come il più spensierato ma che io continuo a chiamare “periodo contro”: l’adolescenza.
Il tono della conversazione per quanto appassionato potesse essere aveva come sottofondo una costante nota di bordone (tanto per rimanere in tema), la nota della malinconia.

Perchè?

Perché determinate cose sembrano sottolineare con serena crudezza che il tempo passa senza guardare in faccia nessuno? O perché in quel tempo passato si riconosce una parte di sé che nel presente non trova più modo di esprimersi e quindi di manifestarsi? La seconda che ho detto!
Quando mi trovo a parlare di musica insieme a persone che come me l’hanno vissuta sulla propria pelle non solo come una passione ma anche come un sogno, mi accorgo che si giunge sempre alla stessa conclusione: è tutto cambiato.

Il “sistema musica” è cambiato, cambiato è il modo di ascoltarla, così come cambiato è il modo di farla e di sentirla. Prima i livelli di lettura di un brano erano molteplici. La prima cosa che attirava l’attenzione era chiaramente la melodia, ma attorno a questa gravitavano altri mondi, il testo, la costruzione armonica, gli incastri ritmici, le parti strumentali. Tutto questo faceva dell’ascolto una continua scoperta in evoluzione, un viaggio durante il quale ci si perdeva, riuscendo ad entrare in una sorta di comunione con il gruppo o l’artista che aveva composto il brano.

Ora posso dire con certezza che questo non accade più, o se non altro che poche sono le persone che riescono a vivere l’esperienza dell’ascolto come la si viveva prima…

I vari livelli di cui parlavo sopra si sono condensati in un unico strato sonoro che altro non cerca che un impatto immediato, forte che ben poco lascia alla scoperta di qualcosa di diverso. Appiattimento, omologazione, semplificazione del linguaggio musicale portato all’ennesima potenza …gruppi che appaiono e scompaiono nel giro di una stagione, personalità prive di talento e carisma costruite a tavolino, brani svuotati di ogni contenuto, musica non suonata… musica non musica. Tutto questo porta le persone come me a rimanere ancorate ad un passato musicale che sembra talmente distante e diverso dall’attuale da non riuscire a riconoscere in questo neanche le tracce sfumate di quelle emozioni, di quei sentimenti di quei singulti che si avevano quando, tornati a casa, ci si fiondava ad accendere lo stereo e, testi alla mano, si cercava di penetrare il senso di ciò che si stava ascoltando…

Magari questa è solo una fase, un momento di non ritorno in cui toccato il fondo si comincerà a risalire. I musicisti allora non saranno più mercenari assoldati per combattere la battaglia della classifica, nascosti all’ombra della star del giorno, ma torneranno ad essere persone in grado di far risuonare con i loro strumenti e le loro voci quelle corde che, ora ancorate con forza al passato, si scioglieranno per riscoprire un nuovo modo di vibrare.

Io intanto continuo a cercare i segni che mi facciano intendere che forse,bma forse, non è tutto finito…

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Materacamp: Visitare il mondo prima di nascere…

maggio 8, 2008

Quando mio fratello Stefano mi ha chiesto poche settimane fa di accompagnarlo a Matera per il Barcamp non avevo la minima idea di cosa mi sarei dovuta aspettare… da pochissimo sono entrata a conoscenza dell’esistenza della blogosfera, la prima volta che l’ho sentita nominare devo dire la verità mi ha quasi intimorito! Blogosfera …mah …regno incontrastato dei fantomatici blogger, personaggi sinistri che si aggirano per la rete creando a loro volta altre connessioni che si intersecano in nodi che rimandano ad universi paralleli fatti di informazioni, immagini e chissà quante altre diavolerie

…niente di più lontano dalla mia antica visione del mondo, mondo 0.2 popolato esclusivamente da esseri e cose tangibili. A Matera è accaduto il miracolo, la blogosfera da luogo virtuale è divenuto luogo reale, si è substanziata in uno scenario suggestivo come quello dei Sassi, rubati contro ogni logica spazio temporale ad un’epoca altra. Le sue reti si sono incarnate nei volti di tutte quelle persone che ho avuto la fortuna di incontrare e con le quali posso dire di aver trascorso un week end che credo non dimenticherò.

Ora dopo tre giorni dalla partenza da quel fantastico luogo posso tranquillamente dire di aver avuto la possibilità di esplorare un mondo prima ancora di decidere se nascerci o meno, privilegio di pochi direi. Privilegio che mi ha portato a comprendere …comprendere che ogni forma di comunicazione, anche quella che sembra muovere i propri passi su universi virtuali, mantiene ben salde le sue radici sulla terra. Che a volte il mezzo è solo una maschera del fine e che il fine in questi casi è semplicemente, candidamente, fortunatamente uno: la condivisione.

Difficilmente prima di questa esperienza mi era capitato di trovarmi così a mio agio con persone mai conosciute prima, ma l’atmosfera era così calda e coinvolgente che è bastato veramente poco per far sì che il loro entusiasmo mi contagiasse, portandomi ad aprirmi in modo spontaneo e diretto.

Ringrazio quindi la blogosfera per essermi venuta incontro mostrandosi ai miei occhi nella sua più vera e splendida identità.

Ora mi potrò lasciare attrarre senza più timore nella sua orbita che avrà le sembianze di tutti i volti incontrati, il suono di catartici gridi di esortazione (daje!!) e ovviamente anche un sapore …quello degli espressini!!

(Foto di Lord Zarcon)